(Source: immatinygarnetgem, via mybrainisgonefaraway)
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«Secondo un ingegnere della Regione Piemonte – dice Luca Rastello, che ha firmato un recente reportage su “Repubblica” – il tracciato Tav alle porte di Torino taglierebbe irrimediabilmente la falda idropotabile che alimenta i rubinetti della metropoli: una pazzia catastrofica, di cui a Torino per ora nessuno parla» Torino, infatti, sembra immersa in un lungo sonno dal quale un giorno potrebbe svegliarsi amaramente. Prime avvisaglie: il diluvio di fischi che ha sommerso Piero Fassino il Primo Maggio, sindaco in fascia tricolore scortato dalla polizia antisommossa nel giorno della festa del lavoro. Stessa accoglienza ostile, pochi giorni dopo, nello stadio della Juventus per la festa-scudetto. Emblematico il gesto di Franco Battiato, impegnato in un concerto gratuito in piazza San Carlo: a fine serata, l’artista ha salutato il pubblico sventolando la bandiera No-Tav e mandando la folla in visibilio
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Torino, denuncia il libro di Pagliassotti, è la città più indebitata d’Italia, messa sul lastrico da grandi opere e grandi eventi, come le Olimpiadi Invernali del 2006, volute all’epoca di Gianni Agnelli per mascherare la crisi epocale apertasi col declino inarrestabile della Fiat. «Torino – dice l’autore – è anche una metropoli anomala, la cui programmazione economica è decisa a tavolino dagli istituti di credito». Incredibile ma vero: il Comune è primo azionista della Compagnia di San Paolo, la potente fondazione bancaria dell’istituto di credito, e – al tempo stesso – proprio Intesa Sanpaolo è il maggior creditore del Comune stesso. Chi comanda Torino è dunque «un grumo di potere stabile da circa vent’anni: un nucleo ristretto di uomini, e qualche donna, che sta tentando di inventare una metropoli moderna che possa vivere senza la Fiat, con solo due risorse a disposizione: il debito e il territorio da edificare». Con la crisi economica, il meccanismo si è inceppato, mostrando fragilità e pericoli: esauriti gli applausi, si apre dunque l’era dei fischi.
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Tutto merito del clan Chiamparino, che mentre tifava per Marchionne contro gli operai e intanto si spendeva per la Torino-Lione (senza mai svelare ai torinesi il disastroso impatto dell’ecomostro alle porte della città), plaudeva apertamente al decreto Ronchi per la privatizzazione dell’acqua pubblica: «Chi è contrario alla privatizzazione dell’acqua parte da un pregiudizio ideologico», diceva il sindaco di Torino, prima che il decreto Ronchi venisse spazzato via, a furor di popolo, dalla maggioranza assoluta degli italiani
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a prendere un pezzo di figa e fare una bella foto sono capaci tutti, se ricevi tanti “mi piace” non è che sei bravo tu è che quella c’ha due occhi da favola… se sei bravo come vuoi far credere prendi una ragazza normale e vediamo cosa sai fare od anzi ancora più difficile, scegli un uomo normale come soggetto…io scommetto che la foto farà pena.
Ma come si fa a tenere un trono in salotto al posto di divano/poltrone…? In un normalissimo alloggio, non in un reggia eh…
come farei senza ffmpeg…
La pena di morte è ormai un tabù in italia, si va dagli argomenti cristianeggianti sul fatto l’uomo non ha il potere di togliere la vita ad un altro uomo agli argomenti statisticheggianti sul fatto che la pena di morte non è un deterrente etc etc, che poi non c’è la certezza della colpevolezza etc etc…
Epperò quando leggo articoli come quelli in fonte, dove la certezza delle pena c’è eccome, dove si parla di bambini abusati-torturati-uccisi e dove si legge che il reato è stato reiterato nonostante precedenti indagini…beh non mi vengono in mente soluzioni diverse dalla definitiva eliminazione di tali bestie dalla faccia della terra. Al limite si potrebbe optare per la tortura abbinata all’ergastolo. Ma sicuramente non la detenzione con la prospettiva di una futura liberazione.
Si non sarà un deterrente, ma chi stracazzo se ne frega. Peccato che invece continueremo ad applicare leggi umane a cose che di umano non hanno nulla.
(Source: www3.lastampa.it)
Se avremo la fortuna di scrivere che i Maya si sono sbagliati per onestà dovremo però scrivere che non si sono sbagliati di molto…
“E alla fine l’amministrazione Fassino ci è riuscita e tra le proteste dei genitori, delle insegnanti, dei precari e di quanti hanno contestato il sindaco della città di Torino ad ogni uscita pubblica, ha privatizzato 9 nidi comunali su 53 e probabilmente si è aperto una via che percorrerà nei prossimi anni. Un colpo secco ai servizi pubblici di Torino dato con un’accetta tenuta in mano non solo dal Pd ma da tutta la maggioranza di centro sinistra […]”